Il cancro continua a scrivermi

Non ho mai creduto “religiosamente”,
eppure in questi giorni pasquali
Credo sia opportuna la fede,
come sarebbe decoroso il silenzio,
laddove ciò che si ha da dire
è finalizzato solo a ferire.

Pubblichi le nostre emozioni come fossero dossier per giovani coppie innamorate
Ironizzi sulle mie confusioni,
male interpreti la mia persona.

Quello che non è pronto non so io,
so cosa provo,
so chi voglio

Ho fede che il tempo me lo permetta,
per ora c’è ancora male in te
ed io non posso ferirmi oltre.

Dici a me d’essere cattiva,
sono acerba, impulsiva, giovane
e tu mi hai spaventata.

Ho fede che si maturi anche da grandi,
che ci si mette in questione,
non credendo solo nella propria ragione.

Ho fede che si possano abbandonare le dolci illusioni del possesso, dell’ossessione, dell’eccesso, per lasciar posto alla spontaneità amorosa.

Eravamo tutto senza saperlo,
hai distrutto tutto,
senza forse volerlo.

Ora non incolpare me se cerco di andare avanti, ogni giorno
Senza poter dimenticare
Senza poter tornare

Non sei pronto a volermi bene,
pensi d’amare
Non mi ami

Il giorno che mi amerai,
vorrai il mio bene,
non il tuo.

Capirò che potrò tornare,
potrai sbarrare
o lasciarmi entrare

In questi giorni pasquali
cerco la fede,
forse mai avuta, forse vanamente perduta.

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